ROSOLINA - Prosegue il mistero dei piccoli dischetti di plastica nera ritrovati da oltre un anno sulle spiagge dell’Adriatico. Le recenti segnalazioni arrivate dalla costa romagnola e dalla Puglia confermano che il fenomeno non è ancora risolto e continua a estendersi ben oltre il litorale veneto interessato dai primi ritrovamenti. A denunciarlo è Plastic Free che chiede alle autorità competenti di individuare con urgenza l’origine della dispersione e fermare l’arrivo di questi materiali in mare.

Le prime segnalazioni risalgono a gennaio 2025, quando migliaia di piccoli dischetti neri, sottili e leggermente concavi, iniziarono a comparire sulle spiagge di Rosolina Mare a ridosso della foce dell’Adige. Si tratta di supporti plastici per film biologico utilizzati nel trattamento delle acque reflue. Impiegati nei sistemi biologici di depurazione per offrire una superficie sulla quale si sviluppano i microrganismi necessari ai processi di trattamento delle acque.

Le ipotesi

La provenienza dei dischetti non è stata ancora accertata. Tra le ipotesi più accreditate vi è il malfunzionamento di un impianto di depurazione situato nel bacino dell’Adige, in Veneto o in Trentino-Alto Adige. A sostenere questa ipotesi è la distribuzione dei ritrovamenti: le concentrazioni maggiori sono state segnalate a Rosolina Mare e in prossimità della foce dell’Adige, ma dischetti sono stati rinvenuti anche a Chioggia, Sottomarina, Isola Verde, lungo il corso dell’Adige nel territorio di Verona, sulla costa romagnola e in Puglia. Il dato emerso lo scorso maggio nel “Weekend del Mare” di Plastic Free conferma la portata del fenomeno: durante il monitoraggio condotto secondo il protocollo ISPRA e le indicazioni comunitarie, su tratti campione di 100 metri sono stati conteggiati 87 dischetti tra Chioggia, Rosolina Mare, Porto Viro e Porto Tolle. Le successive raccolte lungo il litorale di Rosolina Mare hanno confermato che la dispersione è ancora in corso, con la presenza di nuovi materiali plastici sull’arenile.