È la parola fine su un’epoca che ha fatto la storia per il piccolo comune di Sant’Antonio Abate e per chi ha amato gli eccessi dei matrimoni e feste celebrati all’interno del Grand Hotel “La Sonrisa”. Nella mattinata di ieri, le forze dell'ordine hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo e all'ordine di sgombero coatto per il complesso alberghiero noto al grande pubblico come il “Castello delle Cerimonie”. Uffici e locali commerciali sbarrati, cartelli di sequestro affissi agli ingressi e l'avvio delle operazioni per l’allontanamento definitivo delle persone ancora presenti all’interno. L’intervento interforze - che ha visto sul campo la polizia municipale abatese, i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia e gli agenti del locale Commissariato - è stato disposto dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina.

La vicenda giudiziaria Il provvedimento rappresenta l’ennesimo e decisivo tassello di una complessa vicenda giudiziaria culminata nella condanna per lottizzazione abusiva. Una storia legale chiusasi con la sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 14 giugno 2022, divenuta definitiva il 15 ottobre 2024, che ha decretato la confisca dell'intera struttura e delle relative aree di pertinenza. Con la successiva trascrizione nei registri immobiliari, avvenuta lo scorso aprile, il “Castello” è diventato a tutti gli effetti parte del patrimonio indisponibile del Comune di Sant’Antonio Abate.Castello delle cerimonie, forze dell'ordine sequestrano i locali commerciali: sgomberate anche le persone presentiNonostante la revoca della licenza per l’attività alberghiera e di ristorazione — confermata sia dal Tar della Campania sia dal Consiglio di Stato — e l'ordinanza comunale che concedeva 60 giorni per liberare spontaneamente gli immobili, i locali non erano mai stati riconsegnati. Il termine era scaduto lo scorso 11 luglio. Per la Procura di Torre Annunziata, la permanenza nella struttura oltre quella data ha integrato il reato di invasione di terreni e edifici. Un’impostazione avallata dal Gip, che ha ritenuto necessario il sequestro immediato per evitare l’aggravarsi delle conseguenze, applicando il recente orientamento della Cassazione. Le tappe Nelle prossime ore si procederà anche alla rimozione forzata degli arredi e dei macchinari ancora custoditi nel complesso. Sull'operazione è intervenuta con una nota ufficiale la sindaca di Sant’Antonio Abate, Ilaria Abagnale, che ha sottolineato il rispetto della legalità e il lavoro di squadra tra enti: «Ringraziamo le forze dell’ordine e la magistratura per il tempestivo intervento. Il nostro dovere era dare rigorosa esecuzione a una sentenza definitiva. Poco alla volta stiamo compiendo tutti i passi necessari per prendere possesso dell’intero compendio immobiliare divenuto ormai di proprietà della comunità». Il sindaco La prima cittadina ha poi rimarcato la delicatezza della situazione e la costante collaborazione istituzionale: «Siamo pienamente consapevoli che stiamo affrontando un caso unico e particolare, dalle innumerevoli ripercussioni sul tessuto sociale ed economico. Lo stiamo facendo grazie a una costante sinergia: le interlocuzioni con la Prefettura, la Procura Generale di Napoli e la Procura di Torre Annunziata non si sono mai fermate. Un ringraziamento doveroso va al Prefetto Michele di Bari, al Procuratore Nunzio Fragliasso e al sostituto procuratore generale Luigi Musto per il continuo e prezioso confronto». Mentre la struttura passa definitivamente sotto la gestione pubblica, dal punto di vista penale il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari: gli indagati avranno la possibilità di ricorrere al Tribunale del Riesame e restano tutelati dalla presunzione di innocenza fino all’eventuale giudizio definitivo.