<p>Battuta d’arresto per l’indice Ftse Mib, tornato sotto la soglia di 52.000 punti.

Ma il mercato azionario italiano conserva una performance positiva del 17% da inizio anno, la migliore in Europa.

L’indice domestico non è immune dall’aumento della volatilità (Vix +21% nell’ultima settimana), innescato dall’escalation in Medio Oriente, con i prezzi del petrolio volati oltre 100 dollari al barile che alimentano i timori di inflazione, dai dubbi sulla sostenibilità delle maxi-spese per l’AI, alimentati dai primi risultati finanziari delle big tech Usa, e dalla destabilizzante politica commerciale di Trump, ritornata a scuotere i mercati.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <h2>Le ancore di Piazza Affari</h2> <p>Tuttavia, il forte peso del settore finanziario e delle utility, non direttamente esposte allo stillicidio quotidiano di notizie sulla guerra in Iran e sui nuovi dazi all’import americano, rende il listino milanese più equilibrato, preservandone una certa stabilità.

La stagione dei conti del primo semestre è appena iniziata, ma le premesse sono buone con conti attesi solidi da banche e assicurazioni (Unicredit ha fatto da apripista con un utile di 6,12 miliardi), mentre maggior debolezza caratterizzerà i settori auto, tecnologico (il mercato ha bocciato la guidance del terzo trimestre di Stm) e del lusso (il Direct to consumer di Moncler nel secondo trimestre ha deluso e l’estate è partita a rilento).<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <h2>Yield da record</h2> <p>Nonostante una crescita degli utili delle società del Ftse Mib attesa per il 2026 del +16% (a 75,33 miliardi di euro secondo le stime di Banca Akros per <em>Milano Finanza</em>) con un’ulteriore crescita nel 2027: +11% a 83,63 miliardi, il p/e medio delle blue chip milanesi rimane molto contenuto, intorno a 14,8x sul 2026 e a 13,9x sul 2027, a sconto rispetto alla media storica e all’indice EuroStoxx.