A Niguarda, per sette lunghi mesi, l’emergenza di quel Capodanno a Crans-Montana non si è mai fermata.
Quando, poco dopo l’una e mezza del mattino del 1° gennaio, arrivò la telefonata della Regione Lombardia, il professor Franz Wilhelm Baruffaldi Preis aveva già le valigie pronte. Con la moglie stava per partire per l’Argentina. Quel viaggio non è mai cominciato. «Abbiamo disfatto tutto», ha raccontato mercoledì davanti alla Commissione Welfare e Salute di Palazzo Marino. Da quel momento, per il primario del Centro ustioni di Niguarda e per centinaia di professionisti dell’ospedale milanese, è iniziata una corsa che dura ancora oggi.
Più che un’audizione, quella andata in scena in Consiglio comunale è stata una testimonianza. Non il resoconto di una tragedia già consegnata agli atti, ma il racconto di ciò che accade quando le telecamere si spengono: i mesi trascorsi accanto ai sopravvissuti, le famiglie che dormono su una brandina, le medicazioni che richiedono ore, le complicanze che si susseguono, le cicatrici che resteranno.
«È stata una maxi-emergenza durata sette mesi», ha detto Baruffaldi Preis.
Il professor Franz Baruffaldi Preis, direttore del Centro ustioni di Niguarda







