Washington - La guerra in Iran ha un impatto negativo sull’economia italiana e farà aumentare l’inflazione, ma se il governo deciderà di intervenire per cercare di mitigarne gli effetti, dovrà farlo con misure temporanee e mirate alle persone più vulnerabili. E’ la sollecitazione del Fondo Monetario Internazionale, che ieri ha pubblicato il rapporto sulle consultazioni Articolo IV avute con Roma. Il documento nota che il debito pubblico è stato ridotto, ma resta troppo elevato, quindi non ci sono le risorse per operazioni a tappeto.
Secondo le stime dell’Fmi, l'economia italiana continuerà a crescere a ritmi moderati. Il Pil è salito dello 0,5% nel 2025, in parte grazie ai "continui investimenti previsti dal Pnrr". Il consolidamento fiscale "è proseguito, con l'ulteriore rafforzamento dell'avanzo primario". Nel breve periodo però "il conflitto in Medio Oriente e l'elevata incertezza globale sono fattori che peseranno", secondo la capo missione Lone Christiansen. In questo quadro la "bassa produttività e dinamiche demografiche sfavorevoli sono fattori di freno nel medio periodo".
Il Fondo loda i progressi dell'Italia nel consolidamento delle finanze e la riduzione del deficit al 3,1% del Pil nel 2025, però "il debito pubblico è elevato", intorno al 137% del Pil nel 2025. Perciò serve un "avvio deciso del percorso di riduzione con la raccomandazione ad accelerare leggermente il ritmo nel breve termine". L'ipotesi preferita sarebbero misure aggiuntive dell'1% del Pil con "guadagni di efficienza" a tutela della crescita.






