La prima risposta sul caso di Abderrahim Fakir potrebbe arrivare dall’autopsia. Il quarantaduenne deceduto a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine potrebbe essere morto per asfissia dopo che una grave emorragia ha riempito di sangue i polmoni. Un sanguinamento che, secondo la prima ipotesi formulata sulla base dell’esame autoptico, potrebbe essere stato provocato dalle fratture riportate alle costole.I primi riscontri medico-legali sembrano dunque confermare il quadro già emerso dalla Tac effettuata sul corpo dell’uomo: nei polmoni era presente una notevole quantità di sangue, tale da poter impedire la respirazione e causare il soffocamento. Si tratta tuttavia di valutazioni ancora preliminari: saranno i periti nominati dalla Procura di Bologna a dover chiarire se l’emorragia abbia rappresentato la causa diretta del decesso oppure una concausa insieme ad altri elementi.Le conclusioni definitive dovrebbero essere depositate entro novanta giorni. Solo allora sarà possibile ricostruire con maggiore precisione il meccanismo che ha portato alla morte di Fakir e stabilire l’eventuale collegamento tra le lesioni riscontrate e le manovre eseguite durante il suo contenimento. All’autopsia hanno partecipato anche i consulenti delle parti. Era presente quello nominato dall’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, insieme al professionista incaricato dalla difesa dei poliziotti e degli operatori del 118 intervenuti quella sera.Gli accertamenti medico-legali saranno messi a confronto anche con il materiale video acquisito dagli investigatori. In particolare, tra le immagini al vaglio ci sono quelle girate da alcuni residenti e le riprese della bodycam indossata da uno degli agenti. Filmati che documentano almeno una parte delle fasi dell’immobilizzazione e che potrebbero fornire elementi utili per ricostruire quanto accaduto prima del decesso.Mentre l’inchiesta prosegue, il caso continua ad alimentare un durissimo scontro politico. A intervenire è stato proprio l’avvocato Anselmo, che ha accusato il governo di aver preso posizione prima ancora che siano concluse le indagini: “Questo è diventato un caso di Stato dove il governo ha deciso che Fakir doveva morire così e va bene così”. Secondo Anselmo, le dichiarazioni pronunciate da alcuni esponenti dell’esecutivo rappresenterebbero un’interferenza nell’attività della Procura di Bologna.Nel mirino del legale sono finite soprattutto le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Leggo che, oltre agli interventi del ministro Salvini e della premier Meloni, dopo le sfilate in questura di Bologna, dove sono state affidate le indagini, niente meno che il ministro Piantedosi dice di essere sicuro che ci sia stata tutta l’attenzione, l’adeguatezza e la ponderatezza nell’operato degli agenti”. L’avvocato ha quindi contestato le modalità con cui sarebbe stata effettuata la manovra di contenimento: “Forse sarebbe il caso che il ministro Piantedosi frequentasse la scuola di polizia di Pescara, dove da vent’anni viene insegnato come quella manovra deve essere fatta e come non deve essere fatta, perché è molto pericolosa”.Per Anselmo “questo non è altro che un’interferenza ancora nella magistratura”. Poi l’affondo conclusivo: “È letteralmente grottesco tutto l’impegno che l’autorità giudiziaria e noi stiamo mettendo in questo procedimento, già reso impossibile dallo scudo penale, quando ogni giorno un esponente del governo assolve gli agenti. Non ho mai visto interferenze così pesanti nell’azione giudiziaria”.Non è tardata ad arrivare la replica di Piantedosi, che ha difeso il comportamento tenuto dagli operatori durante l’intervento. “I poliziotti si sono approcciati con sensibilità e delicatezza date le circostanze, dopodiché hanno attivato le esigenze di contenimento quando la situazione degenerava”, ha dichiarato il titolare del Viminale. Piantedosi ha poi invitato ad attendere gli accertamenti della magistratura, ribadendo però la propria valutazione sull’operato degli agenti: “Credo che ci sia stata tutta l’attenzione e l’equilibrio e la ponderatezza che servono in questi casi. Aspettiamo le indagini della magistratura, ma credo si vada nella direzione del riconoscimento della correttezza degli operatori”. Alle affermazioni di Anselmo ha replicato anche il vicepremier Matteo Salvini, che si è schierato dalla parte degli agenti e dei soccorritori con un messaggio pubblicato sui social: “Frasi gravi e inaccettabili. Giù le mani da Polizia e Croce Rossa”.