I prezzi di petrolio e gas in salita, l'industria che perde i colpi, i consumi vicini alla frenata. Il terzo trimestre dell'anno è iniziato male e gli effetti che la guerra sta già producendo sull'economia rischiano di protrarsi fino alla fine dell'estate. Il Centro studi di Confindustria tratteggia uno scenario a tinte fosche, lanciando l'allarme anche sul credito. Alla base di tutto c'è la guerra riesplosa tra Usa e Iran, che ha fatto schizzare il prezzo del greggio e rianimato l'incertezza.

"Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo", si legge nella congiuntura flash del Centro studi di viale dell'Astronomia, che avverte: "l'inflazione resterà alta per un po' e il canale del credito si sta irrigidendo".

L'aumento dei prezzi è una variabile cruciale e anche con una inflazione "transitoria" non si può stare tranquilli: "il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul Pil", spiega l'ufficio studi di Confindustria in un focus dedicato. La flessione a giugno (+3,0%) non deve dunque illudere: "da sempre l'inflazione è un fenomeno 'vischioso' e la moderazione non sarà istantanea", si spiega nell'analisi, ricordando che nel 2023 l'inflazione italiana ha impiegato 12 mesi a scendere da +12,0% a +1,0%. L'ultima indagine della Bce mostra miglioramenti nelle aspettative sia sull'inflazione che sulla crescita, ma il sondaggio - effettuato tra il 4 e il 29 giugno - non risente ancora degli ultimi sviluppi. Il caro-energia intanto inizia a mettere in difficoltà le imprese e impatta anche sui finanziamenti.