Sulla carta era una decisione già esecutiva. Nei fatti, però, è durata poco più di due mesi. E Mimmo Lucano è tornato sindaco di Riace. Almeno fino a quando la Cassazione non stabilirà definitivamente la sua decadenza, intervenuta dopo la condanna per falso a 18 mesi, con pena sospesa, che ha chiuso il processo “Xenia”, nato da un’inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza a Riace.

È quanto ha deciso la Corte d’Appello di Reggio Calabria che ha sospeso l’efficacia della propria sentenza con cui, lo scorso aprile, aveva confermato la decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace in applicazione della legge Severino. In attesa del giudizio della Suprema Corte, quindi, il padre del “modello Riace” torna a esercitare le funzioni di primo cittadino. Il colpo di scena arriva dopo che la Prefettura di Reggio Calabria aveva già dato esecuzione alla sentenza d’Appello, disponendo il passaggio delle funzioni al vicesindaco. È proprio questo il punto sul quale si concentra l’ordinanza depositata dai giudici di Piazza Castello secondo cui l’esecuzione della sentenza di secondo grado, prima della sua definitività, determina un “danno grave e irreparabile”, perché priva Lucano del mandato conferitogli dagli elettori di Riace nel giugno 2024.