RIACE Mimmo Lucano torna alla guida del Comune di Riace. L’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra potrà nuovamente indossare la fascia tricolore dopo che la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha sospeso gli effetti della decisione che ne aveva determinato la decadenza dalla carica di sindaco. La vicenda, ricostruita anche dal quotidiano Il Dubbio in un articolo a firma di Simona Musco, nasce dalla condanna definitiva ancora non passata al vaglio della Cassazione relativa al processo Xenia. Lo scorso aprile Lucano era stato dichiarato decaduto dal ruolo di primo cittadino a seguito della sentenza che aveva portato a una condanna a 18 mesi.La sospensione disposta dai giudici d’appello consente ora a Lucano di proseguire il mandato ricevuto dagli elettori di Riace nel giugno 2024, in attesa del pronunciamento della Suprema Corte.A sostenere il ricorso sono stati gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, che hanno contestato l’applicazione della legge Severino al caso dell’ex sindaco. Secondo la linea difensiva, ci sarebbe un contrasto tra le conseguenze amministrative della condanna e quanto stabilito in sede penale, dove sono state escluse le sanzioni accessorie legate all’abuso di potere. Il nodo centrale riguarda proprio la compatibilità tra i diversi giudizi: da una parte la decisione penale, dall’altra la conseguenza della decadenza prevista dalla normativa. Per la difesa questa situazione produrrebbe un’incertezza sul piano della certezza del diritto, tema che sarà sottoposto ora alla valutazione della Cassazione. La Corte d’Appello ha accolto l’istanza ritenendo fondata la presenza di un danno grave e irreparabile. Secondo i giudici, l’esecuzione immediata della sentenza avrebbe impedito a Lucano di esercitare il mandato amministrativo affidatogli dagli elettori.La partita giudiziaria, dunque, resta aperta e si sposta a Roma, davanti ai giudici di Piazza Cavour. Nel frattempo Lucano potrà continuare a svolgere il ruolo di sindaco, dopo aver definito in passato la sua decadenza una scelta con una forte valenza politica. «Evidentemente faccio più paura da sindaco che da europarlamentare», aveva dichiarato al Dubbio dopo il provvedimento che lo aveva costretto a lasciare temporaneamente la guida del Comune. Il confronto in Cassazione potrebbe inoltre chiarire i confini dell’applicazione della legge Severino e il rapporto tra condanna penale, incandidabilità e tutela del diritto all’elettorato passivo previsto dall’articolo 51 della Costituzione. Secondo i legali di Lucano, il punto decisivo riguarda proprio la necessità di garantire criteri uniformi nell’applicazione delle norme: una valutazione discrezionale, sostengono, rischierebbe di produrre trattamenti differenti per situazioni analoghe.