Mentre il Mondiale riempiva stadi e piazze d’America, dell’Ice si è parlato poco. La polizia dell’immigrazione è rimasta lontana dalle folle del torneo, come avevano auspicato i critici delle politiche di Donald Trump, preoccupati che le partite potessero diventare un nuovo teatro di retate e scontri come quelli vissuti nei mesi scorsi.Tregua valsa soltanto per gli stadi; nel resto del Paese l’agenzia ha accelerato. Solo nei primi dodici giorni di luglio ha superato 1.400 arresti al giorno (dati del Congresso), a un ritmo quattro volte superiore alla media del decennio precedente e maggiore anche rispetto all’anno scorso. L’obiettivo è confini chiusi e un milione di espulsioni l’anno (molte verso Paesi terzi amici dell’amministrazione).Tra le cronache sportive e la nuova escalation con l’Iran, quel record avrebbe potuto passare inosservato. A riportare l’Ice sulle prime pagine sono state, a sei giorni di distanza, le uccisioni in Texas di Lorenzo Salgado Araujo, messicano di 52 anni che viveva negli Stati Uniti da 35, e in una cittadina del Maine di Joan Sebastián Durán Guerrero, colombiano di 25 anni con un permesso di lavoro e una figlia di tre anni. Entrambi colpiti all’interno dei loro veicoli durante operazioni dirette contro altre persone. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha invocato la sicurezza pubblica, come aveva già fatto a Minneapolis dopo le uccisioni dei manifestanti americani Renee Good e Alex Pretti, in ricostruzioni successivamente messe in discussione dai filmati disponibili.Il dolore delle famiglie e lo sconcerto delle comunità hanno riportato manifestanti nelle strade di Houston e Biddeford, riaccendendo una protesta che aveva già attraversato il Paese all’inizio dell’anno, quando l’invio massiccio di personale dell’Ice e Border Patrol nelle grandi città governate dai democratici, da Los Angeles a Chicago e appunto Minneapolis, aveva trasformato i quartieri in luoghi di fermi e scontri con i residenti contrari alle retate. La governatrice dem del Maine, Janet Mills, è arrivata a chiedere l’abolizione dell’Ice qualora non fosse possibile riformarla.«Le sparatorie mortali avvenute in Texas, Maine e Florida (un uomo è morto investito da un camion mentre cercava di sfuggire ai controlli) mostrano quanto queste operazioni restino rischiose», ci spiega Michelle Mittelstadt del Migration Policy Institute, autorevole centro di ricerca. «La presenza di agenti mascherati e non identificabili, gli inseguimenti ad alta velocità e l’uso di armi aumentano i rischi sia per la popolazione sia per gli stessi militari».Dall’inizio del secondo mandato, gli agenti federali hanno sparato a una trentina di persone, uccidendone nove; almeno quattro erano a bordo di un veicolo. Per un brevissimo periodo, il Dipartimento per la Sicurezza interna ha sospeso gran parte dei fermi automobilistici dell’Ice. Il presidente ne ha però ordinato la ripresa, definendoli uno degli strumenti più efficaci per arrestare ed espellere immigrati senza documenti considerati criminali.Mentre cresce la diffidenza dell’opinione pubblica verso la stretta – il 58% (Pew Research Center) dichiara di non fidarsi di Trump su questo tema – l’Ice continua a rilanciare. Nei comunicati, gli arrestati vengono presentati come “il peggio del peggio”. Eppure, i dati raccontano una realtà diversa. Il gruppo più numeroso tra i detenuti è composto da immigrati accusati soltanto di violazioni amministrative, senza condanne né procedimenti penali pendenti.Ad accrescere la rabbia della società civile sono state poi le modalità degli arresti, spesso condotti da uomini mascherati e privi di segni identificativi visibili, tra fermi contestati ed errori di persona. Nella rete della polizia federale dell’immigrazione sono finiti anche cittadini americani e, in Texas, persino una suora diretta a messa, poi liberata. L’obiettivo “deportazioni di massa” che molti avevano bollato come slogan, in realtà rimane a oltre un anno e mezzo dall’insediamento uno degli scopi principali di questa amministrazione.«Da Obama a Biden, le risorse venivano concentrate sugli immigrati con precedenti penali. Trump ha eliminato queste priorità. L’Ice cerca ogni irregolare che riesce a individuare», afferma ancora Mittelstadt. «A questo cambiamento si accompagna un aumento senza precedenti delle risorse: decine di miliardi di dollari, diecimila nuovi agenti e l’espansione del più grande sistema di detenzione per immigrati al mondo. Anche personale e dati di altre agenzie federali, dall’Fbi all’Irs, sono stati messi al servizio dell’enforcement migratorio».L’Ice è l’agenzia federale di contrasto alla criminalità più finanziata. Lo scorso anno Stephen Miller, la mente del piano, aveva indicato l’obiettivo quasi irrealizzabile di 3.000 arresti al giorno, poi ridotto a 2.000. La rapidità con cui sono stati ampliati gli organici ha sollevato forti dubbi sulla preparazione delle nuove reclute: il corso di base è stato ridotto del 40%, con tagli alle lezioni sull’uso della forza, sulle armi e sui limiti legali dell’intervento.«Stiamo attraversando una fase straordinaria della storia. Questa amministrazione considera anche l’immigrazione legale una minaccia per la sicurezza, l’economia e la coesione sociale. Una visione più radicale di quella dell’opinione pubblica, che chiede frontiere controllate, ma sostiene la regolarizzazione di chi vive nel Paese da anni senza precedenti», ragiona ancora Mittelstadt.L’amministrazione ha colpito altresì studenti e attivisti per le opinioni politiche espresse, revocando il visto a molti. Una nuova norma, al vaglio del Congresso, punta a ridurre la durata dei permessi per studenti e giornalisti. La stretta ha riguardato pure i possessori di Green Card. Ancora più pesanti le conseguenze per circa mezzo milione di cubani, haitiani, nicaraguensi e venezuelani entrati legalmente con un programma dell’era Biden; la revoca di status li ha trasformati in potenziali destinatari delle prossime espulsioni.Irrisolto il dramma delle condizioni nei centri di detenzione, nonostante il fiume di risorse. Quest’anno sono morte 22 persone, oltre cinquanta dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. In molte strutture, spesso affidate a compagnie private, detenuti e attivisti denunciano scarso rispetto dei diritti umani, includendo carenze nell’assistenza medica e nell’igiene, oltre alla distribuzione di cibo avariato. Con gli arresti in continuo aumento, si teme che la situazione possa peggiorare.Ottenere risposte su ciò che accade nei centri di detenzione, così come sulle operazioni più controverse condotte nelle strade, resta estremamente difficile. L’Ice ha limitato l’accesso persino ai membri del Congresso. A sei mesi dalle uccisioni di Renée Good e Alex Pretti, neppure quelle indagini federali hanno ancora chiarito le responsabilità.«I diritti civili sono garantiti dalla Costituzione e dai tribunali. L’amministrazione ritiene di rispettarli; se così non fosse, saranno i giudici a stabilirlo», sostiene Andrew Arthur, ricercatore del Center for Immigration Studies ed ex consulente del Congresso. Arthur respinge l’idea che le politiche migratorie dell’amministrazione rappresentino una rottura. «A mio avviso, riflettono il modo in cui le leggi sull’immigrazione sono state storicamente applicate».L’esperto preferisce non commentare le uccisioni perché «le indagini sono ancora aperte», ma indica con chiarezza ciò che andrebbe corretto: «All’inizio dell’amministrazione, il dipartimento per la sicurezza interna pubblicava sui social le immagini degli arresti. È una pratica che non aiuta gli agenti e trascura la dimensione umana». Anche nell’America di Trump, ogni persona fermata dovrebbe essere trattata con rispetto.
L’Ice spara a vista sui diritti
La pausa durante i Mondiali è valsa soltanto per gli stadi. Nel resto del Paese l’agenzia ha accelerato le sue operazioni, con un ritmo di 1.400 arresti al gior








