“Ieri è morta una donna a caso. Cioè non una, La donna a caso. Quella che ogni tanto vince il Nobel, va nello spazio o è a capo della Bce. Questa donna a caso si chiama Valentina Falco, e ha sempre preferito non dirlo perché si era fatta paladina di tutte quelle Stefi, Marti, Vale che nonostante compissero imprese importanti, curassero malattie, dirigessero aziende o consigli governativi, restavano per i giornali le ragazze, le cuginette, tizie qualunque da chiamare per nome o per diminutivo.”

Inizia così il saluto della scrittrice Teresa Cinque a Valentina Falco, ideatrice della pagina Instagram ladonnaacaso, che negli ultimi sei anni aveva creato una community di 100mila follower grazie al suo lavoro di decostruzione del linguaggio sessista sui media italiani. Dal 2020 Falco raccoglieva quotidianamente segnalazioni di articoli le cui protagoniste donne erano appellate con nomignoli o espressioni generiche come “una donna”, “una madre” o “la moglie” di qualcuno, nonostante traguardi professionali o le posizioni di prestigio. Lei stessa non aveva mai usato il suo nome per lasciare spazio al suo messaggio, amplificando invece le voci e i nomi di tutte coloro per cui l’anonimato non è stata una scelta ma una condizione subita.