Il Pentagono ha riferito mercoledì sul proprio sito web dedicato che un totale di 18 militari americani erano rimasti uccisi nella guerra in Iran. Ieri, invece, il Dipartimento della Difesa ha ridotto la cifra totale a 14. Tre funzionari militari hanno spiegato, nella ricostruzione del New York Times, che alla base della mossa vi era la decisione dell'amministrazione Trump di escludere dall'elenco quattro militari uccisi lo scorso fine settimana, di cui tre in Giordania e uno nel nord dell'Iraq, poiché i decessi erano avvenuti dopo che il tycoon aveva dichiarato il cessate il fuoco nel conflitto, lo scorso aprile. I funzionari, inoltre, hanno riferito in forza anonima di delicate discussioni interne sulla vicenda. Il portavoce ad interim del Pentagono, Joel Valdez, ha attribuito la variazione a "temporanee interruzioni nella trasmissione dei dati" sul sito web, assicurando che il problema sarebbe stato risolto rapidamente. Nel conteggio delle vittime della guerra in Iran, il Pentagono ha distinto tra i militari uccisi in combattimento e quelli deceduti in incidenti. I dati aggiornati a mercoledì indicavano 11 militari uccisi in azioni di guerra e sette in incidenti correlati al conflitto. Tra i sette deceduti in incidenti figura l'equipaggio di un aereo cisterna militare statunitense KC-135, precipitato in Iraq a marzo nel corso delle operazioni belliche contro l'Iran. Valdez ha affermato che confrontare il numero di militari deceduti durante le amministrazioni Trump e Biden rappresentava un "tentativo di politicizzare i sacrifici dei migliori combattenti americani in Iran". Ieri il numero di decessi riportato sul sito era stato modificato a 14, di cui sette classificati come dovuti ad azioni ostili.