Sono saliti ultimamente agli onori di cronaca perché bersaglio preferito degli autori delle numerose spaccate sul territorio, ma le intrusioni sono state solo l'ultimo dei problemi per i bar in Trentino. Da sempre luoghi di ritrovo e presidi di socialità sul territorio, sono più che mai a rischio sopravvivenza come testimonia l'indagine preoccupante condotta da Confcommercio. Da quanto è emerso dall'analisi dei dati demografici d'impresa e occupazione dei bar, solo la metà delle attività è ancora in vita dopo cinque anni dall'apertura. Tanti non fanno fronte ai costi, altri non trovano personale, altri ancora non si sentono sicuri. Sono in pochissimi quanti continuano a portare avanti un'impresa di famiglia e anche il numero di nuove aperture non è esaltante.

Ad inizio primavera erano poco meno di 1.200 bar in Trentino, gestiti principalmente da ditte individuali e diretti al 38% da donne. Sebbene negli ultimi anni le iscrizioni al registro d'impresa siano in lieve crescita, le cessazioni rimangono stabilmente più elevate, determinando un bilancio negativo e contribuendo ad una costante e progressiva riduzione del numero di locali attivi. Numeri alla mano parliamo di un -4,8% annuale dal 2019, con il picco raggiunto in epoca Covid (2021-2022) del -8%. Il declino pare difficilmente arginabile nel breve termine e a risentirne è l'intero ambiente cittadino.