I dati nazionali dell'Osservatorio Screening confermano un quadro critico per il territorio calabrese, che registra i tassi di partecipazione più bassi del Paese per mammografia, collo dell'utero e colon retto

L’ultima rilevazione dell’Osservatorio Nazionale Screening traccia un bilancio allarmante per la prevenzione oncologica in Italia, ma è in Calabria che la situazione assume i contorni più preoccupanti. Se la mammografia rappresenta lo screening con la risposta globale migliore a livello nazionale, il territorio calabrese si colloca tristemente in fondo alla classifica.Sulla capacità di invitare le donne aventi diritto all’esame, mentre la Provincia Autonoma di Trento supera il 110% per recuperare il pregresso, la Calabria crolla ad appena il 33,1%. Ancora più sconfortante è il dato relativo all’effettiva adesione: a fronte dell’82% registrato in Valle d’Aosta, in Calabria appena il 34,9% delle donne invitate sceglie di sottoporsi al test mammografico.

Carcinoma del collo dell’utero: in Calabria risponde meno di una donna su sei

Un quadro di forte astensione si riscontra anche per quanto riguarda lo screening per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero. Nonostante su base nazionale l’estensione degli inviti risulti complessivamente buona, le risposte effettive da parte della popolazione femminile mostrano una forbice territoriale estremamente ampia.In questo ambito, la Calabria detiene il record negativo per la partecipazione delle cittadine. A fronte del Friuli-Venezia Giulia, dove l’adesione raggiunge il 72%, nella regione calabrese la percentuale precipita al 16,7%. Significa che meno di una donna su sei risponde alla chiamata della sanità pubblica per effettuare il controllo.