Il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova anche gli animali più resistenti del pianeta di fronte alle alte temperature e alla scarsità d’acqua disponibile, spingendo al limite la sopravvivenza dei cammelli nel Nord Africa e nel Corno d’Africa, aree che ospitano circa l’80% della popolazione mondiale di questi mammiferi. Alla questione, sconosciuta fino a non molti anni fa, ha dedicato un approfondito servizio l’emittente britannica Bbc. Facendo riferimento a diversi studi scientifici pubblicati più o meno di recente, gli autori sottolineano come cammelli e dromedari, rinomati da secoli come le insostituibili «navi del deserto» per la loro straordinaria capacità di sopportare l’aridità e le elevate temperature, stanno cedendo di fronte a sempre più frequenti e intense ondate di calore. Il servizio riporta resoconti di allevatori secondo i quali l’innalzamento delle temperature sta provocando in questi mammiferi un picco di malattie, problemi agli occhi e alla pelle, criticità legate alla disidratazione e una mortalità senza precedenti tanto tra i cuccioli quanto tra gli esemplari adulti.
Nella regione di Afar, nell’Etiopia nord-orientale, uno dei luoghi più caldi e aridi della Terra, le testimonianze dei mandriani descrivono quadri drammatici e sofferenze fisiche mai viste prima negli animali. Ali Umer, un allevatore di 40 anni che possiede circa 500 esemplari, ha raccontato direttamente alla Bbc: «Vedo i miei cammelli soffrire per il caldo estremo. Si formano vesciche sulle loro zampe, i loro occhi diventano acquosi e la sabbia rovente brucia la loro pelle e consuma il loro pelo quando si siedono. Persino il vento, che un tempo portava aria fresca, ora porta calore».










