Per noi abituati da sempre a considerare Maranello come l’indiscutibile patria delle auto più belle, più potenti e più veloci, che fossero GT, berlinette a due posti o 2+2, trovarci di fronte a una strana berlinona chiamata Luce, più lunga di 5 metri (5,26), con 4 porte, 5 posti e una “voce” lontana dalle Ferrari che hanno popolato i nostri sogni e le nostre fantasie, è stato traumatico. E c’è stato persino chi s’è arrabbiato, parlando di “oltraggio alla storia del marchio”, come Luca Cordero di Montezemolo, che addirittura ha inveito contro l’attuale gestione dell’azienda spingendosi fino a dire che “c’è il rischio di distruggere un mito” e che “si dovrebbe togliere il cavallino da quella macchina”.

La polemica sollevata dal supermanager che dal 1973 al 2014 ha ricoperto a Maranello ruoli di vertice, traghettando l’azienda e la scuderia da un periodo di crisi a una delle ere più vincenti e redditizie di tutti i tempi, ha di fatto aperto il dibattito sulla storica svolta voluta dalla Ferrari di John Elkan (presidente) e Benedetto Vigna (ceo): una svolta radicale, imposta dai tempi, che ha richiesto coraggio. Il rischio di andare incontro alle critiche di cui sopra era infatti alto, e spiacevoli sono state le polemiche alimentate sui giornali, in tv e sui social media. D’altra parte non se ne poteva fare a meno. Piaccia o no, la transizione andava affrontata anche a Maranello.