Il riacuirsi della guerra in Medio Oriente, con anche l’entrata in scena degli Houthi e le tensioni che dallo Stretto di Hormuz si sono allargate anche allo Stretto di Bab el-Mandeb, il prezzo del petrolio si è impennato arrivando a sfiorare la soglia dei 100 dollari al barile. Questo rincaro, segnalano le agenzie specializzate nel settore energetico, trascina con sé anche il WTI americano e rappresenta il punto d’arrivo (probabilmente non definitivo) di quattro settimane consecutive di rialzi nei mercati energetici internazionali.
Alla base di questa impennata del prezzo del greggio c’è principalmente la crescente tensione geopolitica nell’area del Golfo persico ora che è esacerbata dall’inasprimento delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Le preoccupazioni dei mercati finanziari si concentrano in particolare sulla sicurezza delle principali rotte commerciali marittime: i nuovi attacchi sferrati dai ribelli Houthi alle navi cargo e alle petroliere nell’area del Mar Rosso hanno infatti provocato forti rallentamenti nel traffico navale. Le criticità che interessano snodi strategici cruciali, come lo Stretto di Bab el-Mandeb e lo Stretto di Hormuz, minacciano da vicino il regolare passaggio di milioni di barili di greggio al giorno diretti verso i mercati occidentali e asiatici.













