L'industria automotive si trova a un bivio storico in cui la transizione energetica non è più soltanto una sfida ambientale, ma un imperativo geopolitico ed economico. Diversificare il mix energetico attraverso fonti alternative è l'unica chiave per proteggere l'economia dalla volatilità dei mercati globali, garantendo resilienza strategica e competitività industriale all'Europa nel lungo periodo. In questo scenario, il dibattito sul ruolo dell'idrogeno rispetto all'elettrico a batteria torna periodicamente sotto i riflettori, tra grandi investimenti infrastrutturali e nodi ingegneristici ancora irrisolti.

Abbiamo visitato una stazione a idrogeno: ecco come funziona

Il caso concreto arriva dall'inaugurazione dei nuovi punti di rifornimento strategici del Progetto SerraH2Valle da parte di Milano Serravalle lungo gli assi autostradali del Nord Italia. Parliamo di cinque impianti dislocati tra l'A7 Milano-Genova a Tortona - abbiamo visitato una di queste strutture per capirne il funzionamento - la Tangenziale Est a Carugate e la Tangenziale Ovest a Rho.

Strutture nate grazie ai fondi del PNRR e di Regione Lombardia, posizionate in punti cruciali per servire il traffico pesante diretto dal Porto di Genova verso il Nord Italia e lungo le tangenziali milanesi, snodo nevralgico tra Est e Ovest europeo. Le regole europee dell'AFIR parlano chiaro: entro il 2030 dovrà essere disponibile una stazione di rifornimento di idrogeno ogni 200 chilometri lungo la rete TEN-T, oltre ad almeno un punto in ogni nodo urbano. Un obbligo pensato soprattutto per i camion, ma che sulla carta potrebbe favorire anche le auto private.