Oggi è l’Earth Overshoot Day: il giorno in cui la domanda di risorse e servizi ecologici da parte dell’umanità ha superato ciò che la Terra è in grado di rigenerare, in un dato anno. Una giornata mondiale che ci ricorda l’insostenibilità di certi sistemi estrattivisti e l’impatto della crisi climatica sul nostro pianeta. Dalla perdita di biodiversità agli eventi meteorologici estremi, il mondo registra da ogni parte gli effetti del superamento ecologico globale. Il “sovrasfruttamento” della Terra viene calcolato ogni anno dal Global Footprint Network e dalla York University.
Sovrasfruttamento e impronta ecologica
Ma che cos’è la capacità di un ecosistema di autorigenerarsi? Lo sanno fare le foreste, i terreni agricoli… il pesce. Il punto è saper assorbire le emissioni di anidride carbonica. Questa è la componente più rilevante del calcolo dell’impronta ecologica su cui si basa l’Earth Overshoot Day. L’impronta ecologica è a sua volta un indicatore che misura la superficie biologicamente produttiva necessaria per sostenere i consumi di un individuo, un Paese o l’intera umanità e per assorbire i rifiuti prodotti (soprattutto la CO2, appunto).
L’Earth Overshoot Day
Il calcolo del sovrasfruttamento della Terra è stato introdotto nel 1971. Da quella data il giorno ha iniziato a stabilizzarsi, e negli ultimi anni è tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, anche se durante la pandemia da Covid-19 la produzione globale ha rallentato e così i consumi e le emissioni: quella data è stata posticipata. La ripresa dell’economia globale ha fatto tornare il trend ai livelli precedenti. Chiaramente, non tutti i Paesi hanno la stessa impronta ecologica e soprattutto le stesse responsabilità politiche ed economiche (pensiamo anche ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che oggi utilizzano più energia fossile rispetto ai Paesi a sviluppo avanzato che possono permettersi di virare verso energia rinnovabile).















