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Negli ultimi giorni il doping e il ciclismo sono stati di nuovo associati, pur in assenza di casi certi e noti di positività di alcun corridore. Di doping e ciclismo si ri-parla e si ri-scrive perché il ciclismo fatica a liberarsi da questa storica associazione, ma soprattutto perché nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio al Tour de France, l’evento più importante del ciclismo mondiale, sono stati fatti controlli serali e notturni negli alberghi in cui c’erano i corridori di alcune squadre in gara. In particolare quelle del danese Jonas Vingegaard, ora ritirato in seguito a una caduta, e dello sloveno Tadej Pogačar, ormai quasi certo vincitore di quello che sarebbe il suo quinto Tour de France.
Vingegaard è stato svegliato alle due di notte, Pogačar alle cinque, poche ore prima della partenza della difficile tappa di domenica. Almeno altri tre corridori, di cui non è noto il nome, sono stati sottoposti a test antidoping nella stessa notte. Di solito i controlli antidoping sono fatti dopo le 6 del mattino e prima delle 23.
Si sa che i controlli sono stati fatti perché domenica mattina, prima della partenza della 15esima tappa, Vingegaard ne aveva parlato nelle interviste in zona mista. Il belga Remco Evenepoel, diventato secondo in classifica dopo il ritiro di Vingegaard, aveva definito «disumani» i controlli. Parole simili le aveva usate Pogačar.










