HomeFerraraCronacaCrolla il tasso gigante: "Ma il ’Massari’ rinascerà. Il modello è il Settecento"La pianta secolare fu al centro di un trasloco dai Diamanti al parco. Oltre 500 gli alberi colpiti dai nubifragi. "Fondi ingentissimi per il verde".La pianta secolare fu al centro di un trasloco dai Diamanti al parco. Oltre 500 gli alberi colpiti dai nubifragi. "Fondi ingentissimi per il verde".Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIn tanti ci avevano creduto, un salvataggio al limite dell’impossibile. Ma quelle raffiche di vento, la grandine non hanno avuto pietà del tasso, un peso massimo di 9 tonnellate che si è arreso. "Abbiamo dato una chance all’albero, evitandone l’abbattimento", le parole di Alessandro Balboni, era assessore, quando scattò l’operazione. Il trasloco di quel gigante da Palazzo dei Diamanti a parco Massari, cinque operai in campo, una gru in grado di alzare 160 tonnellate e un camion da 23 tonnellate. Una vittima illustre di questa estate estrema.

"Quell’operazione è stata comunque un successo", la convinzione di Balboni, ora vicesindaco, la delega all’ambiente in una città che – lo dice Legambiente – guida l’Italia nella raccolta differenziata e si conferma tra i capoluoghi più virtuosi per sostenibilità ambientale. Un’estate estrema che proprio su questo patrimonio verde si è abbattuta. Gli alberi danneggiati nelle successive ondate di maltempo sono 510. "Alcuni sono crollati, altri hanno subito danni", traccia un primo bilancio il vicesindaco che già sta progettando un’operazione che porterà all’antico splendore parco Massari. "Puntiamo a far tornare quel paradiso verde al disegno originale del Settecento. Il piano, un progetto ad hoc proprio per il parco, che coinvolgerà anche la fontana, punto di fragilità del Massari". Devastazione e rinascita. Il Comune nel 2025 ha redatto un piano del rischio, una mappa che indica le condizioni di salute degli alberi, quelli che tanto bene non stanno. E, soprattutto, scandisce le priorità degli interventi. "Dobbiamo tutelare l’incolumità pubblica – riprende Balboni –. E’ chiaro che dobbiamo occuparci in prima battuta di quelle piante che si trovano magari lungo il ciglio di una strada di forte traffico, lungo viale Cavour, in una piazza. La nostra condotta, i tempi dell’azione del Comune devono essere legati a questa valutazione". Il piano del rischio rappresenta la prima fase, una volta terminata si procede con il vero e proprio piano del verde.