È in corso una “rivolta delle élite”. Pare però che nessuno se ne sia accorto.
Il 1 luglio alcuni dei principali quotidiani nazionali (La Repubblica e Il Sole 24 Ore) pubblicano a tutta pagina un appello a pagamento dal titolo “La responsabilità penale è personale”. Il primo firmatario è Pietro Salini, patron del colosso delle costruzioni WeBuild, lo stesso che ha in mano la costruzione del Ponte sullo Stretto. Seguono firme trasversali a destra e sinistra: da Guido Crosetto a Luciano Violante, da Renato Brunetta a Paola Severino. E quelle di tanti imprenditori: Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, a Francesco Borgomeo (per info sul suo conto citofonare agli operai ex GKN).
L’appello di “Salini & friends” mette nero su bianco che la responsabilità penale “non può coincidere con la posizione ricoperta, né derivare automaticamente dal ruolo di vertice esercitato in organizzazioni complesse”. Arrivando all’indomani della condanna definitiva dell’ex Amministratore Delegato di FS, Mauro Moretti, per la strage di Viareggio, suona un po’ – ma solo leggermente eh! – come una critica a quella magistratura che parrebbe aver osato condannare Moretti per la carica rivestita e non per responsabilità personale. Salini & friends chiudono con un invito: “che il dibattito pubblico e istituzionale riaffermi con chiarezza un principio […]: la responsabilità penale è personale”.







