Per anni i giornali hanno inzuppato il pane sulla narrazione del grattacielo tirato su con una banale Scia, l'autocertificazione, lo scempio del cemento facile

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

C'è un metodo, in Italia, e funziona sempre uguale. Prima l'inchiesta, poi i titoloni, poi il fango. Prendete due casi delle ultime settimane, che sembrano lontani ma narrano la stessa storia. Il primo. Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, indagato per corruzione sul Ponte sullo Stretto. Accusa pesantissima, da prima pagina. Peccato per un dettaglio che nessuno spiega: Miele non sedeva nella Sezione di controllo che ha bocciato la delibera. Non partecipava a quelle adunanze, non aveva accesso formale a quegli atti. Si può corrompere qualcuno per consegnare ciò che non ha nella propria disponibilità? E per di più quella sentenza non era appellabile. Ma intanto il titolo è uscito, la reputazione è bruciata, e la "trama sul Ponte" è servita. Il secondo, di due giorni fa. Milano, urbanistica. Il Tribunale ha assolto tutti e otto gli imputati del caso Torre Milano costruttori, architetti, dirigenti e funzionari del Comune perché "il fatto non costituisce reato".