| 24 Luglio 2026 02:02 |

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(Adnkronos) –

Sono ancora molti i pregiudizi su obesità e adolescenza. L’eccesso di peso nei ragazzi è sempre stato associato solo al binomio alimentazione-attività fisica. In realtà si tratta di una condizione complessa: entrano in gioco genetica, ambiente, metabolismo, fattori psicologici, condizioni sociali e molti altri elementi. Negli ultimi decenni il contesto in cui vivono i ragazzi è diventato sempre più ‘obesiogeno’, con la maggiore disponibilità di alimenti ultra-processati, di bevande zuccherate, con la riduzione dell’attività fisica e una maggiore sedentarietà. Proprio questo cambio di paradigma è al centro della prima ‘linea guida’ dedicata alla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti (12-18 anni), pubblicata nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Secondo le indicazioni l’eccesso ponderale deve essere trattato sempre, anche negli adolescenti, con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione: dall’approccio alimentare e comportamentale all’attività fisica alle terapie farmacologiche e chirurgiche, quando necessarie.

“La vera novità non è semplicemente l’apertura alle terapie farmacologiche, ma il riconoscimento definitivo dell’obesità come malattia cronica progressiva e recidivante complessa che necessita di percorsi personalizzati, che richiede una presa in carico multidisciplinare”, spiega Marco Cappa, endocrinologo responsabile dell’Unità di ricerca Terapie innovative per l’endocrinologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù Irccs di Roma e membro dell’Associazione medici endocrinologi (Ame), che ha coordinato il tavolo di lavoro.