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Margherita De Bac

Le prime linee guida nazionali. Farmaci e chirurgia dovranno però rientrare in percorsi personalizzati e multidisciplinari. L'endocrinologo Cappa: «Lo stile di vita resta fondamentale. L'esercizio fisico va prescritto come terapia». L'allarme? Quando l'indice di massa corporea è il doppio rispetto agli standard

Finora è stata una pratica non scritta. Ora diventa ufficialmente prescrivibile per gli adolescenti con obesità la terapia con farmaci iniettabili e chirurgia. Lo affermano le linee guida appena varate dall’Istituto superiore di sanità sulla base di una approfondita revisione della letteratura scientifica e dell’esperienza di altri Paesi. Si precisa però che l’approccio prioritario resta quello sugli stili di vita. Se dopo sei mesi dieta e esercizio fisico non funzionano si può passare a soluzioni più forti tenendo presente però che senza il mantenimento di buoni comportamenti a tavola e nello sport non si arriverà mai a risultati duraturi.

Il documento redatto da un gruppo di super esperti arriva dopo una svolta importante. L’obesità è stata riconosciuta per legge una malattia, ha dunque superato definitivamente i confini di problemi estetici. È una patologia complessa, cronica, influenzata da fattori genetici, ambientali, metabolici, psicologici e sociali. Le persone grasse all’eccesso perché mangiano e non vengono controllate non esistono più. Quindi serve il ricorso a tutti gli strumenti terapeutici disponibili anche per i ragazzi tra 12 e 18 anni. Sono le prime linee guida nazionali. È un cambio di marcia nella gestione del grave sovrappeso in età adolescenziale. Farmaci e chirurgia dovranno però rientrare in percorsi personalizzati e multidisciplinari. «Quando esistono le condizioni in base a un indice di massa corporea doppio rispetto a quello previsto dai parametri internazionali, bisogna agire con strumenti adeguati e proporzionali alla gravità», dice Marco Cappa, endocrinologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, uno degli autori delle linee guida.