Il lupo è la nostra ombra. Ci segue. Abbiamo abbandonato i boschi e la montagna lasciandogli spazio e questo spazio è stato occupato portando i lupi al limite delle case. Ora dunque si tratta di scrivere le regole per la nuova convivenza. E di farlo non sull’onda intermittente delle emozioni ma sulla base di conoscenze precise dal punto di vista biologico e comportamentale. Spiegando con chiarezza gli errori da evitare. È questo lo scopo del progetto europeo LIFE WILD WOLF raccontato da Lupi in città, il documentario diretto da Claudio Rufa e prodotto da Evoca s.r.l. presentato in anteprima al Wildlife Research Center del Parco nazionale della Maiella.
La prima chiave di lettura del film non riguarda i lupi, ma noi. Il ritorno del predatore è la conseguenza di una ritirata: quella della presenza umana dalle terre alte e interne del Paese. Campi abbandonati, pascoli non più praticati, borghi svuotati. Dove l'agricoltura di montagna si è ritirata è avanzato il bosco, e con il bosco sono avanzate le prede dei lupi. “Come è ritornata la vegetazione, come il bosco si è ripreso i suoi spazi, anche gli animali si sono mossi di conseguenza. Oggi vediamo maggiormente gli ungulati, quindi cinghiali, cervi, caprioli, e ovviamente con loro ci sono i lupi”, spiega Luciano Di Martino, direttore del Parco nazionale della Maiella.









