Roma, 23 luglio 2026 – Il Mezzogiorno conquista la quota maggiore degli investimenti del Pnrr destinati agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, ma rischia di non riuscire a trasformare tutte le risorse assegnate in nuove strutture entro i tempi previsti. È il quadro che emerge dal terzo rapporto della Fondazione Agnelli sullo stato di avanzamento del Piano per l’istruzione, elaborato sulla base dei dati della piattaforma Italia Domani aggiornati al 26 febbraio 2026. A guidare la classifica nazionale è la Campania, con 613 progetti finanziati, più di qualsiasi altra regione italiana. Il valore complessivo degli interventi raggiunge i 757 milioni di euro, di cui 714 milioni provenienti dal Pnrr. In pratica, nella regione si concentra quasi il 16% dei 3.849 progetti censiti in Italia e oltre il 16% dei 4,38 miliardi di finanziamenti europei assegnati alla misura. La Campania precede nettamente la Calabria, con 427 interventi e 388 milioni di fondi Pnrr, la Sicilia, con 378 progetti e 409 milioni, e la Puglia, con 335 iniziative finanziate per 462 milioni.

Le risorse del Sud

Nel complesso, nelle regioni meridionali si concentra il 57% dei progetti e il 56% delle risorse europee destinate ad asili nido e scuole dell’infanzia. Una quota ben superiore al vincolo minimo del 40% previsto dal Piano per il Sud e coerente con l’obiettivo di ridurre uno dei principali divari infrastrutturali del Paese: la scarsità di servizi educativi per i bambini tra zero e due anni. La fotografia delle risorse, tuttavia, non coincide con quella dei lavori. Il rapporto della Fondazione Agnelli evidenzia infatti un’Italia a più velocità. Al 26 febbraio, in Campania soltanto il 27,5% dei finanziamenti riguarda progetti già conclusi o entrati nella fase conclusiva: il 23,4% è associato a cantieri prossimi al completamento e appena il 4,1% a opere terminate. Il dato è migliorato di 17,9 punti rispetto all’ottobre 2025, ma resta lontano dai risultati delle regioni più avanzate, come Trentino-Alto Adige, al 76,8%, Friuli-Venezia Giulia, al 68,2%, e Veneto, al 58%.