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La Lombardia ha ricevuto 205 milioni di euro dal gruppo Enel. Sono soldi che Enel le doveva dal 2021 per lo sfruttamento di un bene pubblico – l’acqua – per la produzione di energia attraverso le centrali idroelettriche. Questo pagamento è l’ultimo passaggio di un contenzioso durato anni e concluso alla fine di febbraio con una sentenza della Cassazione, che ha imposto a Enel di pagare tutte le somme arretrate, arrivate nelle casse della regione soltanto a luglio.

Potrebbe sembrare una notizia da addetti ai lavori, e in parte lo è, ma in realtà la sentenza e il successivo pagamento hanno conseguenze concrete per gli abitanti delle valli dove ci sono le centrali idroelettriche: è una notizia importante prima di tutto perché negli ultimi anni le province lombarde che riceveranno quei 205 milioni di euro non avevano mai visto così tanti soldi per finanziare progetti pubblici, come la sistemazione di strade e interventi per prevenire il dissesto idrogeologico, e poi perché la decisione dei giudici costituisce un precedente per le altre regioni alle prese con decine di ricorsi simili.

I contenziosi riguardano i canoni di concessione, ovvero i soldi pagati dalle aziende energetiche alle regioni per poter produrre energia con l’acqua, attraverso le centrali idroelettriche. L’energia viene prodotta a un costo stabile, nella maggior parte dei casi abbastanza contenuto, e poi venduta a un prezzo di mercato, cresciuto molto negli ultimi anni a vantaggio del settore energetico, che ha guadagnato moltissimo dalle guerre e dalle crisi internazionali.