BELLUNO - Enel continua a non pagare, adesso la Provincia si costituisce in giudizio. Del resto, ballano diversi milioni di euro: almeno 6, per il momento e per la sola annualità 2023; poi ne balleranno altri. Cifre che secondo la norma spettano al territorio e in particolare ai capitoli del sociale. Dovrebbero essere versati dai grandi produttori di energia idroelettrica, ma – si sa – anche i ricchi piangono. E in questo caso non solo non ritengono di non doverli versare, ma addirittura impugnano il provvedimento normativo della Regione Veneto e anche l'ingiunzione di pagamento dei territori a cui dovrebbero essere girati i soldi.
La partita è quella dei cosiddetti “extracanoni” idrici, vale a dire la monetizzazione della quota di quell’energia che per legge regionale (la 27/2020, “Disposizioni in materia di concessioni idrauliche e di derivazioni a scopo idroelettrico”) i grandi concessionari devono cedere gratuitamente ai territori (220 kiloWattora per ogni kiloWatt di potenza nominale media di concessione). Quota che la Regione Veneto ha stabilito di monetizzare per riversare le risorse su capitoli principalmente a sostegno del sociale, delle case di riposo, e delle Unioni montane, ma che a Belluno potrebbero servire anche per pagare Investi Scuola, per dirne una, quindi l'abbonamento al trasporto pubblico a prezzo calmierato per gli studenti. Poi, con la delibera di giunta regionale 1501/2024 è stata confermata la monetizzazione per il 2023, e sono state definite le modalità operative per il trasferimento delle risorse a favore dei beneficiari assegnandole alla Provincia di Belluno. In attuazione di quella dgr, la Regione ha inviato ai concessionari di grandi derivazioni le ordinanze ingiunzioni per il mancato pagamento degli avvisi di monetizzazione della fornitura gratuita di energia relativa all’anno 2023. I grandi produttori però hanno fatto ricorso, e hanno impugnato le ordinanze di pagamento della Provincia. Da qui l'intervento di Palazzo Piloni, che si costituisce nel giudizio.






