BELLUNO - «Enel ci deve 50 milioni di euro, solo per le annualità 2023, 2024 e 2025». È il grido della Provincia, un ente per il quale una cifra simile farebbe tutta la differenza del mondo. Tra l'altro in un momento storico in cui gas, benzina e gasolio vanno alle stelle, è la conferma – non che ce ne fosse bisogno – del valore dell'acqua, e di quanto il Bellunese potrebbe essere autonomo se solo vedesse finire nel proprio portafogli le risorse derivanti dallo sfruttamento idroelettrico. Una partita su cui Palazzo Piloni è molto attento, visto che nel 2029 le grandi concessioni andranno a scadenza e passeranno automaticamente alla Regione Veneto. A quel punto bisognerà capire se torneranno sul mercato con cifre diverse da quelle attuali (stime recenti parlano di introiti possibili tra i 300 e i 400 milioni l’anno) o le centrali potranno essere gestite direttamente dal territorio, tramite una società mista pubblico-privata. Una partita però che non distoglie la Provincia dall'altro grande tema, il recupero delle risorse che Enel dovrebbe pagare, in forza di legge, ma che invece non vengono versati nelle casse provinciali.

«Due temi che vanno di pari passo – dice il presidente Padrin, che ieri ha presentato l'attività del servizio acque di Palazzo Piloni, insieme al consigliere delegato Massimo Bortoluzzi e alla dirigente del settore, Antonella Bortoluzzi -. Perché l'acqua è il grande oro bianco del nostro territorio. Tra il rinnovo delle grandi concessioni e i crediti che avanziamo da Enel, si gioca il futuro della montagna bellunese».