Dal 27 al 29 luglio

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Tre giorni, tra il 27 e il 29 luglio, e forse nemmeno quelli. Il fine vita rientra nell’aula di Palazzo Ferro Fini con la delicatezza delle cose che scottano, incastrato tra il rendiconto e l’assestamento di bilancio, pronto a slittare a settembre alla prima strettoia dell’ordine del giorno. Eppure la posta è perfino più che regionale. Quando il Consiglio veneto riprende in mano la legge di iniziativa popolare, riapre una faglia che attraversa l’intero centrodestra e arriva dritta al Senato, dove il disegno di legge nazionale avanza col passo felpato di chi preferirebbe non arrivare mai.

La geografia dei ruoli, qui, dice già molto. Luca Zaia, che per quindici anni ha governato la Regione, oggi presiede il Consiglio e continua a spingere per una norma veneta che fissi tempi e procedure. Alberto Stefani, il successore alla guida della Giunta, sensibile sul piano umano ma prudente su quello istituzionale, resta convinto che a decidere debba essere Roma. Due leghisti, due strade opposte, un partito che sul morire non trova la sintesi. E dietro di loro un’aula che nel gennaio 2024 si contò e si spaccò, senza che nessuno, da allora, abbia davvero cambiato idea.