Questa volta non ci sono fascicoli da aprire, sequestri da firmare o indagini da coordinare. C’è un libro appoggiato sul tavolo e una sala che non riesce a contenere l’affetto, la curiosità e forse anche un po’ di nostalgia per il ritorno di Camillo Falvo a Vibo Valentia. Alla Tonnara di Bivona, davanti a una platea gremita e a numerose autorità civili e militari, l’ex procuratore della Repubblica di Vibo, oggi alla guida della Procura di Potenza, torna nella città in cui ha lavorato per sette anni. Stavolta lo fa da scrittore, ancor prima che da magistrato. Accanto a lui c’è Silvio Greco, scienziato vibonese, biologo marino e vicepresidente della Stazione zoologica “Anton Dohrn” di Napoli. Insieme hanno scritto “Il mare d’inverno”, un volume che raccoglie anni di ricerche, sopralluoghi, indagini e battaglie contro l’inquinamento. A moderare l’incontro è stata la giornalista Rai Karen Sarlo, che ha accompagnato i due autori dentro un racconto capace di tenere insieme scienza, giustizia, politica e responsabilità individuali.

Il ritorno di Falvo: “Mi sento ancora procuratore di Vibo”

La serata comincia con una frase che scioglie immediatamente la distanza tra Vibo e Potenza. “Io mi sento ancora in parte procuratore di Vibo”, confessa Falvo guardando la sala. Il riconoscimento di un legame costruito negli anni delle grandi inchieste, ma anche attraverso un lavoro meno appariscente: quello condotto sul mare calabrese, sui depuratori, sugli scarichi, sulle attività produttive e sulle responsabilità di chi, spesso consapevolmente, ha trasformato fiumi e torrenti in canali diretti verso la costa. L’idea del libro nasce dopo una puntata di Linea Blu. Donatella Bianchi, racconta Falvo, rimase colpita dal cosiddetto modello Vibo, dalla collaborazione tra magistratura, forze dell’ordine e ricerca scientifica. “Mi disse che un’attività come quella non l’aveva mai vista e che avrebbe dovuto essere replicata anche in altri territori. Perché noi pensiamo che il problema del mare sia soltanto calabrese, ma non è così”. Il volume è dunque il racconto di un metodo e la cronaca di una squadra composta da magistrati, investigatori, ricercatori, istituzioni, associazioni e cittadini.