L’ex sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, «ha ricevuto un illecito vantaggio» dal «pactum sceleris» stipulato con il clan Parisi. A dirlo è il suo successore ed ex braccio destro, Giuseppe Montebruno, che davanti al gup Giuseppe De Salvatore si è costituito parte civile nei confronti dell’ex primo cittadino e delle altre 10 persone accusate, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di voto di scambio politico-mafioso. Si tratta dell’indagine della Dda di Bari (pm Buiquicchio) che lo scorso anno ha portato in carcere l’allora assessore Antonio Lopez, ritenuto il trait d’union con Michele Parisi (fratello del boss Savinuccio, nel frattempo deceduto) e con dei presunti affiliati che alle elezioni amministrative del 2020 avrebbero garantito voti in cambio di denaro e assunzioni. Per questa vicenda il Comune di Modugno ha subito un’ispezione disposta dall’ex prefetto Francesco Russo, conclusa con un provvedimento del Viminale che - pur non disponendo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose - ha messo il Comune sotto tutela: il nuovo sindaco Montebruno ha dovuto firmare un «protocollo di legalità» con la prefettura, ed in questo ambito è stata prevista (secondo alcune fonti imposta) anche la costituzione di parte civile nei confronti dell’ex sindaco. L’amministrazione ha nominato un penalista campano, Domenico Di Siena di Santa Maria Capua Vetere, che ha chiesto il risarcimento dei danni a tutti gli imputati e in particolare a chi è accusato di aver procacciato voti in cambio di denaro, ritenendo che le elezioni del 2020 siano state truccate.
«Voti mafiosi a Modugno», il sindaco Montebruno costretto a costituirsi parte civile contro Bonasia
Nell'udienza preliminare il Comune (sorvegliato speciale dalla Prefettura) nomina un legale campano: «Elezione condizionata dai clan»







