Dopo la vittoria al ballottaggio del 2020, il sindaco uscente di Modugno si sarebbe impegnato per reperire posti di lavoro come moneta di scambio elettorale con alcuni pregiudicati in odore di mafia oltre che garantire piccoli appalti ad alcuni sostenitori. È’ per questo che il 20 marzo la Dda di Bari ha chiesto, senza ottenerlo, l’arresto ai domiciliari di Nicola Bonasia e il carcere per Cosimo Damiano Annoscia, 39 anni, ritenuto esponente locale del clan Parisi, e Adriana Diomede, 57 anni, sorella dell’omonimo boss.
La circostanza emerge dagli atti che il pm Fabio Buquicchio ha depositato dopo la chiusura delle indagini nei confronti di Bonasia, dell’ex assessore Antonio Lopez, finito in carcere a novembre e ora ai domiciliari, e di altre 17 persone. Proprio il lungo interrogatorio cui si è sottoposto Lopez, incrociato con i riscontri provenienti anche dal cellulare sequestrato al sindaco uscente, ha permesso alla Finanza di ricostruire episodi che proverebbero – in tesi d’accusa – almeno tre episodi di voto di scambio politico-mafioso e uno di corruzione elettorale che avrebbero visto protagonista Bonasia. Il gip Giuseppe Montemurro ha rigettato la richiesta di arresto per mancanza di esigenze cautelari, rilevando in particolare l’assenza di rischio di recidiva, visto anche l’esito delle ispezioni disposte dal Prefetto: «Il clamore mediatico determinato dalla discovery dell’indagine - è detto nel rigetto -, la consapevolezza del Bonasia di essere indagato per i fatti del 2020, privano di concretezza il pericolo di recidiva viepiù alla luce dell’attività di vigilanza che il Ministero dell’Interno eserciterà sulla amministrazione comunale».













