Farmaci che generano altri farmaci, un circolo vizioso senza fine. Il corpo dei braccianti nelle campagne pugliesi parla con gli antidolorifici. Un antinfiammatorio o un analgesico. Farmaci semplici, gli stessi che si prendono per un mal di testa o un mal di schiena. Servono a spegnere il dolore, non a curarne la causa. Sono proprio questi i farmaci più prescritto ai braccianti migranti negli insediamenti informali della Puglia.

Quasi un trattamento su tre. Lo dice uno studio pubblicato su “Infectious disease reports”, firmato da Medici con l'Africa Cuamm insieme all'Università di Bari e all'Istituto per la salute globale di Barcellona. Nove anni di dati, dal 2017 al 2026. Duemilanovecentoventotto pazienti. Ottomilacinquecentoquarantasette visite. Novemila trattamenti, quasi tutti erogati dentro dodici insediamenti informali, tra le campagne pugliesi.

Il profilo dei pazienti dice già molto. Il 96,5% uomini. Più della metà tra i 30 e i 45 anni. Il 75% originario dell'Africa occidentale e settentrionale. Solo il 18,6% con un permesso di soggiorno. E il dato che pesa più degli altri: il 93,5% senza medico di base. Fuori dal sistema sanitario ordinario. Dentro solo quando arriva un'équipe mobile. La diagnosi più comune è il dolore muscoloscheletrico, che corrisponde al 34% delle visite. Schiena, articolazioni, affaticamento. Il corpo che cede sotto il peso di un lavoro fatto di sollevamenti, ore sotto il sole, gesti ripetuti fino allo sfinimento. Seguono i disturbi gastrointestinali, il 13,5%, e le patologie respiratorie, il 13%. Qui lo studio fa un passo in più. Non si ferma alla diagnosi. Guarda cosa viene prescritto per curarla. E il quadro si fa anche più pesante. Fra chi arriva con dolori muscoloscheletrici, il 76% riceve un antinfiammatorio. Tra chi ha sintomi gastrointestinali, più della metà riceve un gastroprotettivo: un farmaco che serve a proteggere lo stomaco proprio dai danni provocati dall'uso continuo di antinfiammatori.