Immaginate di avere bisogno di un esame diagnostico urgente per inquadrare un sintomo sospetto o per monitorare l’evoluzione di una patologia cronica. Contattate il centro di prenotazione e vi sentite rispondere che la prima data utile è tra sei, otto, dodici mesi. A quel punto, se avete risorse economiche sufficienti, vi rivolgete alla sanità privata, altrimenti siete costretti a rinunciare alla visita. Questa dinamica, tutt’altro che aneddotica, è la realtà con cui si scontrano oggi oltre 4,5 milioni di italiani, che, dati alla mano, hanno rinunciato a cure ed esami a causa di tempi d’attesa insostenibili e di un servizio privato (accreditato o puro) divenuto economicamente inaccessibile. Una fotografia impietosa del nostro Servizio sanitario nazionale, inizialmente concepito per una demografia del tutto diversa da quella attuale, scattata nel corso della prima edizione di “Cantiere Salute”, evento promosso a Milano da Fondazione The Bridge e Inrete che ha riunito istituzioni, esperti e clinici per cercare soluzioni operative a una crisi sistemica che minaccia la tenuta stessa della salute pubblica in Italia.

I numeri di un sistema in affanno

A parlare, come dicevamo, sono i numeri, e in particolare i dati demografici. Oggi, in Italia, i cittadini con più di 65 anni rappresentano oltre il 24% della popolazione, mentre i pazienti che convivono con malattie croniche superano i 24 milioni. Di fronte all’incapacità del sistema pubblico di assorbire questa domanda, il peso economico si trasferisce direttamente sui malati. “Oggi il 23% della spesa sanitaria risulta a carico diretto delle famiglie: questo numero, insieme ai dati riguardanti l’invecchiamento demografico, la digitalizzazione e i ritardi nella presa in carico, racconta un’urgenza davanti alla quale non possiamo più nasconderci”, ha denunciato Rosaria Iardino, Componente del Comitato Etico Nazionale di Aifa e Presidente di Fondazione The Bridge. Di fronte a questa emorragia di risorse, la risposta strutturale passa per l’innovazione scientifica e farmacologica, ma con un occhio rigoroso ai bilanci. Come ricorda Robert Nisticò, Presidente AIFA, “l’innovazione è uno strumento indispensabile per garantire appropriatezza e qualità delle cure, e il compito delle istituzioni è favorire l’accesso alle innovazioni terapeutiche in grado di generare valore per i pazienti, sostenendo la ricerca e la competitività del settore. Dobbiamo investire in modelli di valutazione che misurino l’impatto delle tecnologie sulla sostenibilità del sistema sanitario”.