Gli esoscheletri prodotti da Comau non trasformano gli operai in Superman, ma rendono chi lavora meno fragile preservando la sua salute e riducendo le assenze

«Io non voglio fare la vita di mio papà che è sempre tornato a casa esausto: mi serve il tuo esoscheletro perché so che non andrò in pensione e ci voglio arrivare sano». A pronunciare questa frase è un vivaista che ha ereditato l’azienda di famiglia e che non vuole stancarsi piantando e potando le piante tutto il giorno come faceva suo padre. Il suo interlocutore è Duilio Amico, worldwide sales robotics di Comau, l’azienda italiana che dal 2017 produce esoscheletri.

Perché serve un esoscheletro

L’idea di realizzare anche degli esoscheletri per gli umani che lavorano è nata dall’unione di una serie di studi e ricerche, a cominciare dal fatto che, nelle parole di Amico, «mettere in piedi una fabbrica richiede sempre delle persone perché non si può automatizzare tutto». Ogni anno in Italia ci sono in media 80.000 denunce per malattie professionali, il 70% delle quali sono muscolo-scheletriche, quindi causate dai movimenti ripetitivi, dallo sforzo con un carico o dal lavoro in pose che stressano troppo muscoli e giunture. A livello europeo, le malattie professionali hanno un’incidenza sul PIL del 2% quindi Comau – parte del gruppo Stellantis – si è data l’obiettivo di offrire una soluzione per il problema che abbia un impatto sia sui lavoratori attuali sia sulle nuove generazioni.