Il dipendente del Tribunale di Milano accusato di aver firmato il modulo con cui stava provando a sottrarre denaro, 989mila euro, dal Fondo Giustizia per conto di un uomo condannata in via definitiva per associazione mafiosa, vicino al clan della ‘ndrangheta Condello, è esploso in lacrime, ha affermato di aver agito in buona fede e di aver ricevuto indicazioni da altri per compilare il modulo.
Il Tribunale di Milano (immagine di repertorio)
Sarebbe esploso in lacrime durante un colloquio con i suoi avvocati, il dipendente del Tribunale di Milano che è accusato di aver sottratto denaro dal Fondo Unico Giustizia gestito da Equitalia. Sull'ufficio in cui lavorava, che si trova al settimo piano del Tribunale, sono stati posti i sigilli. Il settore di competenza del 54enne, accusato di tentata truffa e falso con l'aggravante mafiosa, è quello relativo alle confische, sequestri e dissequestri disposti dal Tribunale.
Per l'accusa, avrebbe compilato un modulo, il modello C, con cui avrebbe richiesto il dissequestro di una cifra di denaro, 989mila euro, che era stata soggetta a confisca solo qualche giorno prima. Con lui è indagato anche Massimiliano Richichi. L'amministrativo del Tribunale di Milano però sostiene di non conoscerlo. L'uomo sull'accusa di tentata truffa: "Ho agito in buona fede" Avrebbe anche aggiunto di aver agito in buona fede e di aver ricevuto indicazioni da altre persone. Altri gli avrebbero detto di compilare e firmare il modulo necessario a dissequestrare denaro.











