PISTOIA"Sappiamo chi è Stato" e "Il suo nome è Abderrahim Fakir" c’era scritto sui due striscioni srotolati sul Globo martedì sera, in occasione della protesta contro la morte di Abderrahim Fakir organizzata da Ugs, giovanile di Sinistra Italiana. Una protesta spontanea che ha portato alla convocazione di un presidio in piazza Gavinana, al quale, nel giro di poche ore, hanno aderito circa un centinaio di persone e diverse associazioni come Non Una Di Meno, Libera, Pax Christi, Scuole per la Palestina, il circolo Ho Chi Minh di Porta al Borgo: "Siamo rimasti sorpresi, ma fare rete con le associazioni attente su quel che accade sul territorio nazionale evidentemente paga. Noi volevamo una piazza per Fakir, ma volevamo anche un’occasione per organizzarci e creare un coordinamento permanente che si occupi di rimanere vigile su questioni come l’uso della forza" il commento della consigliera comunale di Avs Lavinia Ferrari.

Largamente discusso e denunciato è stato, infatti, proprio il tema della violenza: "Una violenza di Stato, un monopolio che alla fine finisce con il proteggere solo lo Stato e non chi lo abita. La morte di Abderrahim è stata una delle prime occasioni in cui è stato messo in pratica lo scudo penale per le forze dell’ordine, cosa estremamente grave. Dobbiamo interrogarci su cosa è stato fatto in questi anni e su come la violenza viene raccontata. Essere in questa piazza – commenta Ferrari – significa prendere coscienza della situazione, utilizzare il nostro privilegio come una responsabilità. Dopo una morte del genere scendere in piazza è un enorme dolore. Abbiamo visto rabbia contro un sistema che lascia sempre più sole le persone che sono ai margini e che contro queste persone sperimenta metodi che, poi, utilizzerà anche contro gli altri".