Il 47enne trovato lunedì in possesso di quasi 4 chili di marijuana in casa a Cadelbosco, e arrestato dai carabinieri, è comparso ieri davanti al giudice Michela Caputo per la direttissima. Ha respinto l’ipotesi di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, sostenendo che fosse a uso personale e che buona parte del quantitativo era vecchio e quindi inutilizzabile. Il pm ha chiesto i domiciliari, mentre l’avvocato Carlo Alberto Zaina, ieri sostituto dall’avvocato Consuelo Riminucci, ha domandato l’obbligo di firma quotidiano, poi disposto dal giudice che ha convalidato l’arresto. Alla luce di quanto sostenuto dall’indagato, la difesa intende chiedere un’analisi per calcolare il principio attivo dello stupefacente.

I carabinieri si erano arrivati nell’abitazione di Cadelbosco per una perquisizione domiciliare disposta dalla Procura verso un 56enne indagato per reati in materia di stupefacenti; una volta sul posto gli accertamenti sono stati estesi anche al 47enne residente nella stessa casa. Non ricevendo alcuna risposta al campanello, i carabinieri hanno chiesto l’intervento dei vigili del fuoco. Qui c’era una donna anziana allettata (madre del 47enne), che ha riferito di non conoscere il 56enne. I carabinieri hanno avvertito un forte odore di marijuana dalla camera da letto del figlio: dalla perquisizione sono spuntati 3,8 chili di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per confezionare le dosi.