"Ogni giorno ce n’è una nuova...". Allarga le braccia un esponente di rango del Pd locale. Nessuno dei democratici interpellati vuole scoprirsi, ma, al di là delle dichiarazioni di circostanza, il malumore serpeggia. Ed è "trasversale" alle varie anime del partitone. L’ultimo tassello è l’istruttoria avviata dal Viminale per il fatto che il presidio convocato lunedì dal sindaco Matteo Lepore non fosse concordato con Questura e Prefettura. Ma, anche in chi, tutto sommato, parla dell’ennesima "speculazione" del governo e fa spallucce alle possibili conseguenze sul primo cittadino ("Anche fosse, cosa potrebbero fargli?"), la preoccupazione è più ampia.

E riguarda una connessione con la città, con la gente, che, in realtà, pare più sfilacciata oggi di ieri, e di un disagio che si sta allargando in alcune categorie (come quella dei commercianti, che si sentono danneggiati dagli ultimi scontri, oltre che da anni di cantieri del tram). Un disagio, si diceva, che potrebbe esprimersi nelle prossime piazze, a partire da quella del 2 agosto, quando la città si ritroverà per ricordare la strage di stampo neofascista. Dunque, non è tanto la rabbia dei collettivi e dei ragazzi che hanno devastato il centro nella notte tra lunedì e martedì, ma anche e soprattutto i residenti storici, quelli che, alla fine, decretano la vittoria nelle urne. In tema di amministrative 2027, però, il Pd resta compatto: nessuno, neanche ’off records’ come si dice in gergo giornalistico, al momento medita di cambiare cavallo, e tanto meno ritiene fondata la richiesta del centrodestra di dimissioni del primo cittadino. Del resto, avanzare un nuovo candidato con le elezioni alle porte, vorrebbe dire terremotare l’intera comunità democratica. Mai dire mai, ma l’ipotesi al momento non è contemplata.