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Da un lato ci sono circa 4 mila operatori che spingono per essere assunti da Asp e ospedali, dall’altro i 15 mila ex contrattisti dei Comuni che, ottenuta la stabilizzazione con impieghi part time, invocano il passaggio al full time. Tutti trasversalmente appoggiati dalla maggior parte dei partiti. C’è aria di grandi spese all’Ars e le categorie più numerose hanno iniziato a far sentire il loro peso politico.
La parola più pronunciata in queste ore è internalizzazione. E fa riferimento alla procedura che permetterebbe a circa 4 mila operatori di aziende private che svolgono appalti di servizi per Asp e ospedali di entrare nella galassia della Regione. Si tratta di personale che si occupa di assistenza ai pazienti o anche di manutenzione dei reparti dal punto di vista della pulizia. Incarichi che, appunto, le strutture sanitarie appaltano ad aziende, per le quali i 4 mila lavorano.
Qualche settimana fa l’assessore alla Sanità, Marcello Caruso, ha chiesto alle Asp e agli ospedali se fossero interessati ad assorbire (almeno in parte) questo personale sfruttando una legge nazionale che consente di farlo. E questa circolare dell’assessore è servita da interruttore per attivare i sindacati. Fials Sicilia e Uiltcs sono da giorni in pressing sull’Ars per inserire nella manovra di settembre o nella Finanziaria di dicembre le risorse. E subito è arrivato il sostegno della Lega: per il capogruppo Salvo Geraci «ci sono tutte le condizioni per dare attuazione alle previsioni normative che prevedono, entro il 2026, un percorso per l’assunzione. L'internalizzazione è la via obbligata per garantire contratti di lavoro che non mortificano le prestazioni e la qualità».








