Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

Kenobit. Courtesy of the artist

A inizio febbraio scorso, Ubisoft, multinazionale francese che si occupa di sviluppare e distribuire videogiochi, ha comunicato ai dipendenti la fine dello smart working, obbligando lavoratrici e lavoratori a tornare in presenza 5 giorni a settimana. In risposta, i dipendenti di Ubisoft Milano hanno indetto uno sciopero: il primo giorno di manifestazione circa settanta persone si sono riunite in presidio davanti alla sede di Assago. Secondo la Fiom Cgil l’adesione ha raggiunto il 90%. Al presidio ha partecipato anche l’attivista e musicista Kenobit con un dj set techno, in solidarietà con le istanze degli scioperanti. Il contributo dell’artista è stato «un modo per innovare con creatività i linguaggi della protesta», ha spiegato a VD News Andrea Rosafalco, che ha seguito la vertenza per Fiom Cgil.

Per Fabio Bortolotti – in arte Kenobit – la musica è uno strumento di liberazione: attinge dalla tradizione della musica techno nata dalle rovine industriali di Detroit, ma è anche uno strumento di sperimentazione di alternative e di resistenza digitale alle piattaforme. I suoi pezzi, infatti, non si trovano né su Spotify, su Amazon Music, su YouTube Music, né su Facebook o Instagram. «Per chi ha un progetto da promuovere, sia esso artistico, sociale o hobbistico, il content rappresenta anche gabbia che vincola la libertà creativa e quella personale», spiega. E aggiunge: «L’obiettivo della piattaforma è trattenere il pubblico per il maggior tempo possibile. E per farlo deve dargli esattamente ciò che vuole», scrive nel suo ultimo libro Assalto alle piattaforme, pubblicato da Agenzia X. Il volume analizza come le Big Tech abbiano colonizzato il tempo libero, monetizzando socialità e intrattenimento.