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Ultimo aggiornamento: 14:14

Si definisce un “sostenitore delle cose reali” Paul Greenband, giornalista statunitense, scrittore e autore di Bye Bye Smartphone. 60 modi per disconnettersi alla tecnologia e riconnettersi al mondo (edizioni Terranuova), un libro in cui spiega come e perché ridurre progressivamente la dipendenza digitale. Greenband, che per lavoro viaggia e scrive reportage su come salvare la natura, ha iniziato a occuparsi di smartphone quando è nato suo figlio. “I telefoni sono sempre più intrecciati alle nostre vite. È ciò che vuole il capitalismo della sorveglianza. Quando ci si rende conto di questo, si comincia a chiedersi perché ogni attività debba passare dal telefono. Mi piace dire che le nostre menti sono un po’ come i corpi dei nativi americani quando gli europei introdussero il vaiolo nel Nuovo Mondo: quei popoli non avevano difese. Allo stesso modo, le nostre menti non erano preparate a questo virus mentale”.

Ormai ci sono migliaia di app che monitorano sonno, risveglio, salute, eccetera. Anche per questo è diventato sempre più difficile fare a meno del telefono?

Io chiedo: ma solo perché esistono queste app significa che dobbiamo usarle? Ho detto di recente a un’amica che avevo ripreso a meditare. Sapendo che non uso lo smartphone, mi ha chiesto: “Ma come fai senza HeadSpace?”. Eppure le persone meditano da tremila anni senza HeadSpace. Anche lo scopo delle app di fitness non è migliorare la nostra salute, ma occupare il nostro tempo. Le ricerche dimostrano che usarle durante l’attività fisica porta a comportamenti competitivi malsani, a esagerare, a farci male e, di conseguenza, a rallentare il nostro vero percorso verso il benessere.