Un altro ragazzo morto. Un’altra tragedia che forse si poteva evitare. Dopo la morte di Alessio Colletti, indaga la procura di Savona. Sono tre gli iscritti sul registro degli indagati: un giostraio, un architetto e un ingegnere. Alessio aveva 15 anni. Da Sarno (Salerno) aveva raggiunto un amico per una vacanza. È rimasto folgorato il 16 luglio al Luna park di Spotorno. Ha messo un gettone, ha tirato un calcio a una giostra che misura la forza ed è piombato a terra. I genitori sono disperati: «Vogliamo capire cosa è successo». Di fronte al loro strazio, è impossibile non ricordare l’appello di altri due genitori, quelli di Ludovica Visciglia. Anche lei aveva 15 anni. Anche lei è morta su una giostra, il 12 marzo 2022. È volata giù dal tagadà di Galliate. Fatale lo scontro contro un albero troppo a ridosso dell’installazione.

«Che la morte di mia figlia non sia vana, bisogna aumentare i controlli», aveva detto il papà, Carmine. A Spotorno Alessio è morto folgorato. Il procuratore di Savona, Ubaldo Pelosi, oggi ordinerà, oltre all’autopsia, una consulenza tecnica elettromagnetica. «Bisogna capire perché non è scattato il salva vita», afferma l’avvocato Wilmer Perga, che difende il giostraio indagato Gaspare Piccaluga. Sulla carta, quando il “Calciometro” era stato montato, non sembrava che ci fossero problemi. La commissione di vigilanza si era riunita. Il collaudo era recente: 25 giugno 2026. La verifica annuale anche: 2 maggio 2026. Quindi, cosa non ha funzionato? «E’ colpa della pioggia». «Il ragazzo non aveva le scarpe», alcune delle voci che si sono rincorse e che hanno provocato dolore in questa famiglia che non rivedrà più un figlio. Anche se avesse piovuto, questo non è un buon motivo per morire, pensano. E anche la procura parte da una convinzione: un Luna park deve essere sicuro, sempre. Omicidio colposo, è il reato per cui si indaga. C’è un piano scientifico, quello della perizia e delle cause della folgorazione. Ed esiste un piano che riguarda l’analisi delle carte e della documentazione. I permessi e le firme. Il padre di Alessio, Antonino, ha detto: «Su mio figlio è stato detto che fosse scalzo, invece indossava le scarpe». La difesa del giostraio sottolinea che la vittima sarebbe stata trovata senza una scarpa. Ma anche se Alessio fosse stato in ciabatte, si può morire a 15 anni per un calcio? Anche questa è una domanda che si pongono tutti, anche gli inquirenti. Sulla carta, quindi, sembrava tutto a norma. La verifica annuale della giostra era stata firmata dall’architetto Luciano Ciamarone, originario di Pescara e residente a Rivoli, uno dei tre indagati difeso dall’avvocato Riccardo Magarelli. Il documento del collaudo era stato scritto da Graziano Minero, ingegnere di Biella. Il suo è un nome che ricorre in altri due procedimenti penali che riguardano le giostre. Il primo è quello sulla morte sul tagadà di Ludovica. Per questo Minero è stato assolto in primo grado.