di
Andreina Baccaro
L’inchiesta sul 42enne morto bloccato a terra dai poliziotti. Il 118: «Volontari sconvolti»
BOLOGNA - Quando i due poliziotti domenica mattina sono arrivati al quartiere Pilastro, a Bologna, per prima cosa hanno chiamato il 118 chiedendo l’invio di un’ambulanza «con automedica» per una persona «in crisi psichica». È Abderrahim Fakir, l’uomo che circa 45 minuti dopo sarà ormai senza vita. Lo ripetono due volte, i poliziotti, assicura il loro legale Gabriele Bordoni, che è necessario l’intervento di un medico: la telefonata è registrata ed è già stata acquisita dalla Procura. Ma dalla centrale rispondono che in quel momento l’automedica non è disponibile.
Questo è il primo punto cruciale che l’inchiesta per omicidio colposo dovrà dipanare: l’invio di un medico avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi? Una sedazione spinta, che solo un medico avrebbe potuto somministrare, avrebbe evitato quella manovra di contenimento a terra che presenta dei rischi? Il medico rianimatore arriverà tre quarti d’ora dopo la telefonata dei poliziotti e non farà le manovre di rianimazione, ma, alle 12.53, constaterà il decesso di Abderrahim. A quel punto avrebbe valutato che non c’era più niente da fare. Anche questo entrerà nell’inchiesta della Procura, nella quale, per ora, sono solo «annotati preliminarmente», ma non indagati, i nomi dei due poliziotti e dei quattro soccorritori volontari della Croce rossa che erano sulla prima ambulanza.










