L’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, è stata condannata in primo grado dal Tribunale del lavoro di Milano per l’ingiusto licenziamento nel febbraio 2025 di due collaboratori, assunti con un contratto co.co.co. nel luglio di 2024 con una retribuzione mensile tra i 2.900 e i 3.000 euro. La sentenza dello scorso marzo è stata anticipata dall’Adnkronos.
La vicenda Dopo l’elezione in Europa Salis aveva fatto entrare nel proprio staff due collaboratori a cui era stata affidata l’«ideazione e sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo parlamentare europeo in seno al Parlamento Europeo», «la gestione di campagne ed eventi in territorio italiano ed europeo», l’«analisi e raccolta ex post dei feedback finalizzati al lavoro parlamentare del committente con riferimento all’economia territoriale, alle politiche economiche e del lavoro, analisi delle informazioni in relazione all’attività del deputato» e l'assistenza per i contatti con le autorità nazionali, regionali e locali»
La collaborazione aveva durata fino al termine del mandato di Salis nel 2029. Tuttavia, l’anno scorso l’eurodeputata, con un passato di militanza nei movimenti antagonisti per il diritto alla casa, ha comunicato l’interruzione immediata del rapporto di lavoro sostenendo per la collaboratrice che fosse «venuto meno il rapporto fiduciario» mentre l’altro collaboratore una «manifesta insoddisfazione già espressa riguardo ai contenuti» dell’attività svolta. I due collaboratori si sono rivolti allo studio legale Vlr (avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto) che hanno presentato un ricorso alla sezione del Tribunale milanese. All’udienza Salis non ha presenziato nè in persona né tramite un avvocato. Il giudice Franco Caroleo ha contestato a Salis, «nel rimanere contumace», di non aver «evidentemente assolto al proprio onere» e che quindi «deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati». Così deciso è stato disposto un risarcimento del danno per complessivi 300 mila euro quantificate nella somma che i due collaboratori avrebbero percepito fino alla fine del contratto nel 2029. La replica di Salis Salis non ha tardato a replicare: «Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita IVA), ritenendo insussistente la giusta causa – ha dichiarato l’europarlamentare - Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato. Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti. La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento». «Vi è, inoltre - ha aggiunto Ilaria Salis - un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti (sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia Pec) la notifica non mi è mai pervenuta. Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti. Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda». «Per noi parla la sentenza – hanno risposto a Salis i legali dei collaboratori – Confidiamo che la Corte di Appello confermerà la regolarità della procedura di notifica e che in ogni caso non sussisteva alcuna legittima ragione a sostegno dei recessi intimati».










