Per trasformare il Pollino in un rogo sono stati usati persino gatti con stracci imbevuti di liquido infiammabile legati alla coda e poi lanciati nei campi. “Inneschi frutto di una mente criminale”, li ha definiti il direttore generale della Protezione civile Domenico Costarella, che ha fatto un primo bilancio dei roghi mentre ancora si combatte con le fiamme che da domenica consumano l’area e nei giorni scorsi sono arrivati a lambire lo storico convento dei Cappuccini a Morano.
Altri roghi stanno consumando il catanzarese e il crotonese, l’allarme arriva pure dalla Piana di Gioia Tauro dove sono stati consumati dalle fiamme alcuni degli ulivi secolari coltivati su un terreno confiscato alla 'ndrangheta, a Oppido Mamertina (Reggio Calabria), e assegnato alla cooperativa Valle del Marro - Libera Terra. “Nelle ultime 24 ore – spiega il direttore regionale dei Vigili del fuoco Calabria, Maurizio Lucia - si sono registrati 164 incendi, altri 26 sono ancora in corso. Una situazione che preoccupa per il numero di focolai in atto e per il susseguirsi delle giornate di caldo che alimenta il combustibile, ovvero il materiale vegetale secco".
Il dolo
Ma dietro i roghi che stanno consumando la Calabria – ha rivelato oggi la Protezione civile regionale, in un video pubblicato sul profilo Instagram del presidente di Regione Calabria Roberto Occhiuto - il più delle volte c’è la mano dell’uomo. “Abbiamo trovato inneschi ritardati che sono frutto di una mente non solo dolosa, ma direi anche disturbata e criminale”, ha spiegato Costarella. Candele con sopra uno straccio imbevuto di un liquido infiammabile, nascoste fra sterpaglie secche che fanno rapidamente partire il rogo, o ancora le “classiche” molotov, bottiglie con dentro liquido infiammabile, lanciate verso campi bruciati da sole e caldo.










