La mostra dell’anno si è appena aperta all’UCCA di Pechino, si chiama “Two” ed è di Carsten Höller (nato in Belgio nel 1961, ora vive tra Stoccolma, il Ghana e la Toscana), l’artista del dubbio. Nasce come scienziato e poi capisce che persino la scienza, quando passa attraverso le maglie dell’arte, può spingerci verso l’indefinito. Ha esposto nei più importanti musei del mondo ed è celebrato come uno dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea.Quel “Two” scelto per il titolo non allude a due modi di affrontare la mostra, ma al fatto che il suo è un laboratorio del dubbio, dove ogni opera va vissuta e, nel momento stesso in cui la viviamo, ci sdoppiamo. Ci sono i suoi funghi, forse le opere più celebri. I funghi non sono animali e non sono vegetali, sono ovunque, condizionano la nostra vita e continuiamo a capirne pochissimo. Höller mette insieme funghi commestibili - anche se c’è un detto che ricorda come tutto sia commestibile almeno una volta - funghi letali e funghi immaginari. Quella creatura sfugge a ogni classificazione e ci accompagna dentro un territorio di allucinazioni e dubbi.Poi ci sono montagne di pillole colorate che parlano del nostro rapporto con i farmaci, che in fondo è il rapporto con il tempo e con il tentativo di allontanare la morte, e muri di luce capaci di inceppare il funzionamento dei nostri occhi.Nemmeno dormendo si può stare tranquilli con Höller, perché in mostra ci sono letti motorizzati che si muovono lentamente nello spazio espositivo seguendo percorsi programmati ma mai del tutto prevedibili. Il letto è il luogo dell’intimità e dell’immobilità e lui lo trasforma in un mezzo di trasporto. Anche i grandi cerchi luminosi colorati nella stanza buia si spostano senza sosta. La regola ricorda quella del celebre gioco Twister, solo che qui a intrecciarsi non sono mani e piedi, ma persone intere che seguono il movimento della luce cercando di non urtarsi. È un gioco divertente e pericoloso. E forse è proprio questo il punto: poche cose sono eccitanti quanto perdere, anche solo per un momento, la certezza di sapere dove siamo e di uscirne incolumi.