Ce n’è abbastanza per interrogarsi su come tale rafforzamento delle relazioni sino-libiche potrà determinare cambiamenti sostanziali in Ue e come l’intreccio di tali nuovi indirizzi avrà un raccordo con le iniziative di altri player. La risposta, almeno per ora, si trova in un nome, lo stesso che ha cambiato le carte in tavola al Pireo: Cosco (finita nella black list del Dipartimento della Difesa Usa)

Non proprio una Via della Seta nel nord Africa, ma una precisa volontà di aggredire commercialmente il versante del Sahel e il suo sbocco nel mare nostrum. La decisione dell’Autorità Nazionale libica di Sviluppo di siglare 13 contratti con aziende cinesi per la realizzazione della zona industriale di Magroun, estesa su 1.000 ettari, riapre il controverso capitolo dell’ultra invasività cinese nel Mediterraneo iniziato nel 2009, con una serie di implicazioni geopolitiche oltre che industriali. Tutto ha preso una piega diversa dal febbraio scorso quando il governo di Xi ha nominato un ambasciatore in Libia. Da quel momento è cambiato il quadro.

Dalle banche agli investimenti

Anche le banche centrali sono più connesse. Aderendo al sistema di pagamenti cinese, la Libia ha imboccato la strada della riduzione della dipendenza dal dollaro statunitense. Il recente incontro tra il governatore della Banca Centrale della Libia, Naji Mohammed Issa, e il governatore della Banca Popolare Cinese, Pan Gongsheng, è servito proprio a collegare le banche commerciali libiche al sistema di pagamenti e regolamenti cinese CIPS. A ciò si aggiunga la possibilità di aprire a lettere di credito direttamente tramite banche cinesi, che verrà concretizzata a breve. Ma non è tutto, perché all’orizzonte ci sono altri due punti su cui Pechino preme: l’arrivo sul suolo libico di aziende cinesi e l’abbassamento del livello di allerta viaggi della Cina per la Libia.